20° Anniversario Menu dei Motori

Amarcord: 1° Convegno “Menu dei Motori” “Sapori e Motori del Pianeta Modena” Museo Stanguellini – Modena 16/02/2001

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Scritto da admin

Ricordiamo, dopo tanti anni, la prima vera Tavola Rotonda organizzata grazie al Menu dei Motori, a Modena, alll’interno del Museo Stanguellini, il 16 settembre 2001, con grandi personaggi del mondo dell’auto modenese ed anche arrivati appositamente da fuori; un confronto simpatico ed ancora oggi di attualità! Fu in occasione dell’inaugurazione ufficiale dell’annuario N°6 (2001), per l’ultima volta allo storico Ristorante Lauro!

DALLA CARTELLA STAMPA DELL’EPOCA
L’ evento
Quest’anno, l’annuale evento legato all’inaugurazione del “Menu dei Motori”, oltre alla tradizionale cena, si é arricchito anche di un ulteriore “evento nell’evento”. Infatti, dalle h.18 di venerdì 16 febbraio, all’interno del Museo Stanguellini di Modena, nella suggestiva cornice delle mitiche auto da corsa Stanguellini, tra una Formula Junior, una vettura da record, varie barchette e monoposto, con il famoso Marchio della “S” saettante in campo giallo, ha avuto luogo il primo convegno “Menu dei Motori”, intitolato: “Sapori e Motori del Pianeta Modena”. Nel salone antistante al Museo, dove si è avuto il rinfresco iniziale, erano esposte tutte le vetture di attuale produzione delle case automobilistiche locali: Ferrari 360 Modena, Maserati 3200 GT, Lamborghini Diablo, De Tomaso Guarà, Qvale Mangusta e l’affascinante Pagani Zonda.
Tra i protagonisti molti nomi illustri che hanno fatto la storia del motorismo italiano e soprattutto “modenese”.: da Franco Gozzi a Sergio Scaglietti, da Leonardo Fioravanti a Giotto Bizzarrini e poi ancora: Paolo Stanzani, Tom Tjaarda, Eugenio Alzati, Nicola Materazzi, Walter Ghidoni, Giulio Borsari, oltre al responsabile delle pubbliche relazioni Maserati, Dr. Antonio Ferreira de’ Almeida, Horacio Pagani ed il responsabile marketing della Qvale Modena, Luciano Cavriani.
Sul palco, in veste di moderatori, oltre al famoso giornalista Marcello Sabbatini, facevano da moderatori Sandro Munari e l’Ing. Luigi Marmiroli.
Oltre agli ospiti erano presenti molti gloriosi artigiani e vari esponenti delle aziende locali, protagonisti del volume “Menu dei Motori”.
A seguito di una un’interessante prolusione di Umberto Panini sull’originale abbinamento, tipico di Modena, tra sapori e motori (a Lui si devono il famoso Parmigiano Reggiano biologico, così come la prestigiosa collezione Maserati), il dibattito si é interamente svolto sul tema del Pianeta Modena . Dibattito che si è poi concluso alla successiva cena d’inaugurazione del “Menu dei Motori” al Ristorante Lauro. Durante la cena si sono svolte le premiazioni dei tre maggiori personaggi “non modenesi”: Leonardo Fioravanti, Giotto Bizzarrini e Tom Tjaarda. Un premio speciale è stato consegnato anche a colui che é considerato il “simbolo vivente” del Pianeta Modena in tutto il mondo, Sergio Scaglietti ed a Francesco Stanguellini, figlio del fondatore del primo marchio automobilistico modenese, che ha degnamente ospitato gli illustri convegnisti nel suo museo.

Menù dei Motori

Nato da un’ idea di Fabrizio Ferrari Il Menu dei Motori, come molti sanno, è una tradizione che ha raggiunto ormai il sesto anno. E tutto grazie soprattutto al fattivo apporto delle piccole e medie aziende artigianali modenesi, collaboratrici spesso “nascoste”, ma non per questo meno importanti delle affermate case automobilistiche locali. I bravissimi artigiani modenesi sono stati i primi a credere nel Pianeta Modena e nel Menu dei Motori ed assieme a loro, quest’anno più che mai hanno fatto si che le grandi tradizioni di Modena, risuonassero con ancor più forza in tutto il mondo. Il Menu dei Motori, in questi anni, ha avuto grande evoluzione. Dal particolarissimo menu motoristico che era all’ inizio, molto apprezzato e ricercato, soprattutto dai collezionisti che ogni anno giungono da tutto il mondo a Modena, si è lentamente trasformato in un vero catalogo/rivista, comprendente tutto ciò che di più interessante si ritrova a Modena nel settore automobilistico, con in più una serie di testimonianze dirette dei maggiori personaggi che, con le loro opere, hanno fatto grandi, non solo le case automobilistiche, ma anche tutto l’ambiente modenese creando il Pianeta Modena. Solo a Modena, poteva nascere una simile iniziativa. Non ci si deve perciò stupire se, i turisti ed i collezionisti da tutto il mondo, richiamati e poi inesorabilmente stregati dal fascino irresistibile delle due più grandi tradizioni modenesi: i motori e gli squisiti prodotti tipici della gastronomia locale, ricercano e diffondono nel mondo, il Menu dei Motori, come una seppur piccola, ma importante testimonianza della magia del Pianeta Modena.

Pianeta Modena

Pianeta Modena non è semplicemente il territorio classico modenese compreso fra i fiumi Secchia e Panaro e neppure l’ insieme delle case automobilistiche ed artigianali modenesi. Ma è un ambiente culturale di riferimento nel quale si riconoscono tutti coloro che amano questo particolare clima, culla ideale delle supercar modenesi del passato, del presente e, speriamo del futuro.
A dimostrazione di quanto affermato riteniamo che i nuovi ambasciatori del Pianeta Modena siano i Qvale, i Pagani, gli Artioli (anche con scarsa fortuna) che hanno voluto creare le loro aziende in questo contesto. Poco importa quindi, se Lamborghini è in territorio bolognese e con azionisti tedeschi, se Ferrari e Maserati hanno solo azionisti modenesi di minoranza e se De Tomaso è solo modenese di adozione. Enzo Ferrari, Maserati ed Orsi, Sergio Stanguellini, ai loro tempi cercavano i collaboratori managers e tecnici ( ed ovviamente i piloti) anche al di fuori delle sacre mura domestiche ed è naturale che anche oggi in epoca di globalizzazione vengano da tutto il mondo, forze nuove pronte però, a rinnovare e non a mettere in crisi questo clima culturale del Pianeta Modena.

Tema del Convegno:
SAPORI & MOTORI

L’ing. Marmiroli ha così presentato il tema del convegno:
I modenesi pur non disdegnando il classico binomio “donne e motori”, tra l’altro caro ad Enzo Ferrari, pensano che il binomio “sapori e motori” sia rappresentativo della realtà attuale del Pianeta Modena. Pur criticando il filosofo tedesco che affermava: “l’uomo è ciò che mangia” pensiamo si debba ammettere che un qualche rapporto tra motori e sapori ci sia effettivamente. Non a caso chi si nutre di fish & cips infine produce Jaguar e Lotus, chi si nutre di crauti e birra produce Porsche e chi finalmente mangia grana, tortellini e beve lambrusco non può che produrre le “passionali” supercar modenesi.
Del resto sapori e motori hanno percorso storicamente nel territorio modenese binari paralleli. Entrambi sono passati dalla fase iniziale pionieristica a quella artigianale, poi alla industrializzazione ed oggi alla globalizzazione. Purtroppo però tutti questi passaggi hanno lasciato vittime nel percorso, specialmente quelli che non si sono adeguati velocemente ai tempi.
Il tema della discussione è proprio questo: come evitare che la globalizzaione indebolisca il Pianeta Modena. Cioè:
• Come trovare il giusto equilibrio fra globalizzazione e localizzazione senza creare scompensi.
• Come le grandi case automobilistiche internazionali proprietarie dei nostri Marchi riusciranno a mantenerne l’ identità storica.
• Come superare i grossi investimenti richiesti dalle sempre più restrittive norme omologative internazionali.
• Come potranno le supercar modenesi regine dei coupé, passare indenni dalla crisi di questo settore che li vede perdenti rispetto van e grossi fuoristrada e potenti berlinone.
• Come le nuove tecnologie: a bordo vettura
per la progettazione e costruzione
per la vendita
possono influenzare il settore
• Quale spazio riservi il futuro prossimo ai gloriosi artigiani che tanta parte hanno nel Pianeta Modena.
• Come possono le varie iniziative nel territorio, come circoli, clubs, musei, manifestazioni automobilistiche contribuire alla maggior visibilità del Pianeta Modena

Principali interventi
(liberamente riassunti)

LEONARDO FIORAVANTI entra subito puntualmente nel tema confessando la sua emozione perché Maranello e Modena, da sempre, sono stati, non solo la sua vita professionale, ma soprattutto la sua passione.
Da quando ha iniziato la sua carriera professionale ha sempre avuto, come esempio, il Commendator Ferrari, la Ferrari, Maranello, Modena, il modo modenese di fare le automobil. Questo modo di fare auto oggi è un pò cambiato, ma lo spirito rimane.
Bisogna avere il coraggio di intraprendere nuovi modi d’intendere e di fare la stessa filosofia di vettura. Il Pianeta Modena è a contatto con il resto del mondo, che lo guarda ancora con la stessa voglia d’imparare. Solo un piccolo “rimprovero” ai modenesi: hanno forse perso quel coraggio che li distingueva. Forse a motivo delle castranti normative internazionali, quel coraggio dei tempi “eroici”, si è oggi appannato. Ma il concetto della vettura-limite, non si potrà mai appannare e soprattutto non si potrà mai perdere. Si tratta solo d’individuare quali sono i limiti di oggi: avere tanta potenza non è più un problema come una volta. Venti-trent’anni fa le Ferrari a 12 cilindri avevano delle potenze specifiche proibitive per chiunque, al punto che si è sempre parlato di cavalli dichiarati e mai verificati, tanto erano affascinanti quelle cifre.
Oggi, evidentemente, si pongono altri traguardi: la potenza assoluta si può ottenere in diversi modi e comunque non è più un riferimento assoluto. Le prestazioni rimangono un riferimento, ma soprattutto oggi il tema è “ come “ queste performances vengono ottenute. Oggi l’elettronica governa ormai tutte le funzioni dell’auto e la figura dell’uomo, non diventa secondaria, ma assume in ogni caso un’importanza diversa e l’auto non é evidentemente più quella romantica di una volta, con il motore al centro dell’attenzione, con i suoi cavalli, il suo rombo, ecc.
Fioravanti crede che esistano nuovi spazi d’interesse per il cliente tradizionale delle GT, secondo la stessa filosofia di creare un qualcosa sempre con quell’aria pionieristica di andare oltre, esplorando nuove frontiere della tecnologia. Queste possibilità esistono e si possono mettere in pratica: quello che non è chiaro è se esiste ancora la voglia di farlo, di osare come un tempo. La GT di oggi, che non è altro che un’esasperazione di quella di un tempo, si vede sempre meno sulle strade ed autostrade, perché esistono delle “berlinone elettronizzate” che le uguagliano tranquillamente in prestazioni. La GT di domani non è più la vettura rumorosa come una volta, non è più la vettura con cui sgommare, perché così si perde in prestazioni, ma che accelera al limite senza perdere aderenza, realizza le performances silenziosamente ed in sicurezza. Occorre prendere atto delle mutate esigenze per offrire al cliente potenziale delle GT di oggi un prodotto in linea con i tempi. Pensa che in questo Pianeta Modena ci siano tutti i “crismi” per raggiungere questo nuovo traguardo. Fioravanti ricorda quand’era ragazzo, e si trovava a realizzare, seppur in seconda schiera le GT più evolute del tempo, i primordiali sistemi elettronici di gestione del motore li trovò nell’area modenese e non certo in Piemonte.
Esiste comunque uno spazio da riempire: un modo di fare le vetture che sia all’avanguardia rispetto a tutte le altre. Il vero spirito della GT è costituito da un prodotto che permetta un superamento delle sue capacità e quindi dei sogni del cliente. Se noi disattendessimo queste nuove aspirazioni dei potenziali clienti di GT, significherebbe che si è perso lo spirito del Pianeta Modena è andato perso.

SANDRO MUNARI prende atto che l’intervento di Fioravanti è incoraggiante per il Pianeta Modena, ma il tema della tecnologia a bordo vettura scatena una simpatica querelle. Munari reduce da un articolo scritto per un noto quotidiano, sulla nuova elettronica in F1, lamenta che, come nei sapori, anche nei motori intesi in questo modo manchi l’ingrediente principale: l’ emozione.

FRANCO GOZZI rincara la dose. L’eccesso di elettronica toglie l’emozione al pilota, che, alla fine, è il “sapore”della guida. Nelle competizioni toglie anche lo spettacolo per il pubblico.
Ricorda simpaticamente che, quando nel 1981 Ferrari passa dall’epoca gloriosa del 12 cilindri boxer, al motore turbo, venne subito alla ribalta un complicatissimo sistema a cinque parametri per la gestione dei flussi di aspirazione e scarico del motore. Nel giro di sei mesi la Weber-Marelli introdusse un sistema con l’elettro-iniezione digitale integrato all’accensione elettronica e via-via fu una vera escalation di sistemi elettronici di gestione sempre più complessi. Nel 1982 Villeneuve, provò il cambio elettroidraulico al volante e disse: “sì, forse si guadagna in certi punti sul giro, ma…, non mi diverto!”
Oggi ci si lamentiamo che la F.1 ha perso d’interesse, non ci sono più sorpassi, manca l’emozione, ecc: è colpa dichiaratamente dell’elettronica. Ora, tanto per rimanere coerenti, da aprile l’elettronica sarà completamente regolarizzata! Gozzi ritiene, con ironia, forse di far parte degli inguaribili romantici, perduti nel passato, che, essendo nati con queste emozioni, forse hanno fatto il loro tempo …

NICOLA MATERAZZI addirittura giudica l’elettronica dilagante una cosa scandalosa. Non è concepibile che oggi si faccia una vettura sportiva, con prestazioni elevate ed il pilota si ritrovi “gestito” dalla vettura stessa. Non sono certo questi i piaceri della vita. Il progettista della McLaren che si trovò in difficoltà con l’impianto stereo della sua vettura non aveva mai parlato con un possessore di vetture GT!
Materazzi conosce personalmente presidenti di società che, durante tutta la settimana se ne vanno in giro a bordo di enormi limousine con autista e che, il sabato e la domenica, tirano fuori dal garage la loro supercar. Sono evidentemente alla ricerca di un’emozione che solo queste vetture riescono a dar loro. La Ferrari F.40 era piuttosto rumorosa e non aveva molta elettronica a bordo, ma tra i clienti andava a ruba. Quando la Ferrari introdusse l’iniezione elettronica, uno dei motivi per cui molti clienti si lamentarono, fu proprio la mancanza del rumore dell’aspirazione.

LUIGI MARMIROLI da buon moderatore, dopo l’intervento colorito di Alberto Arletti, chiude l’argomento sostenendo che l’elettronica non deve ovviamente essere demonizzata, ma impiegata per dare maggior sicurezza senza nulla togliere alle emozioni. Soprattutto ritiene lo sviluppo dell’elettronica sia ancora compatibile con le risorse del Pianeta Modena.

EUGENIO ALZATI interviene in modo originale sul rapporto tra le grosse case automobilistiche internazionali e le case modenesi partecipate.
L’ultima sua esperienza è stata l’Audi-Lamborghini ed in questo caso ha visto un’attenzione, da parte della proprietà tedesca, nei confronti del Marchio Lamborghini, un’adorazione ed una sacralità mai vista da parte della FIAT, per la Maserati.
E porta l’esempio del figlio del conte nel castello che, essendovi cresciuto, solo perché è sempre stato tra quelle pareti, ritiene di poter risolvere tutti i problemi. Solo l’estraneo, quando arriva, si rende conto della realtà. Abbiamo così l’impressione di vivere in un ambiente dove noi abituati, a tavola, a mangiare gli antipasti, i primi, i secondi ed i dessert, ed a godere di questi piaceri della tradizione, siamo spinti a dimostrare che anche con le auto è la stessa cosa. La cultura modenese, è una cultura che ha ancora molte possibilità di dare lezione. Però c’è ancora un fattore da tenere in considerazione in quest’ambiente: il costo degli investimenti. Una volta, quando c’era la possibilità di realizzare un’emozione modenese, gli investimenti erano ridotti ad un’officina, ad una carrozzeria, comunque ad un qualcosa di contenuto. Oggi la competizione tecnologica porterà il mondo automobilistico a dei costi sempre più elevati, sia dal punto di vista della produzione che della realizzazione dei progetti. Ma fare della ricerca sull’elettronica non è possibile per tutti, visti gli investimenti elevati necessari. In ogni caso l’elettronica si può sposare con la cultura modenese, sino a che si parla di inquinamento e di sicurezza di guida attiva e passiva. Parlare di elettronica onnipotente che può controllare tutto, persino la temperatura del sangue, certamente questo non farà mai parte della cultura modenese.
Senz’altro tutte le proprietà (straniere e non) giunte a Modena hanno un grande rispetto dei marchi modenesi. Questo vale anche per le nostre aziende italiane, perché, se in un primo tempo si considerava la Maserati una cosa obsoleta e superata, oggi, dopo le battaglie fatte, la Maserati rappresenta invece un esempio di grande tradizione, di cultura e di scuola dell’auto, come ce ne sono poche sul mercato.

GIANNI ROGLIATTI che si dichiara subito un grande estimatore del Pianeta Modena, forse però più dei motori che della carrozzeria, si dice d’accordo sul concetto di globalizzazione, ma si chiede come possano sopravvivere le piccole aziende, come quella del Sig. Pagani facendo fronte alle esigenze omologative, per l’inquinamento e la sicurezza, che richiedono investimenti incredibili. E soprattutto si chiede cosa fa il Pianeta Modena, per aiutare questi piccoli costruttori

NICOLA MATERAZZI e ROBERTA BICOCCHI (Pagani) concordano che se per le bassissime produzioni gli omologatori sono un poco meno severi, negli anni settanta per omologare bastava un pomeriggio, oggi necessitano mesi se non anni.
Nel caso della Pagani, è indispensabile il sostegno Mercedes che ufficialmente fornisce i motori. Il Pianeta Modena poi attraverso tanti artigiani fornitori permette a Pagani, argentino, ma perfettamente integrato nella cultura modenese, di produrre una vera supercar modenese.

PAOLO STANZANI viene richiesto di fare una breve analisi della storia della Bugatti, di cui è stato uno dei creatori e che poi ha abbandonato. Sicuramente pensa che non ci sia stato da parte del Pianeta Modena una sorta di “rigetto” della azienda di origine francese. Anzi, ricorda che, inizialmente, ottenne dalla Ferrari persino il benestare ad utilizzare tutti i suoi fornitori; fornitori gestiti tramite la FIAT.. Stanzani rimasto in Bugatti finche sono stati realizzati i primi prototipi, nel 1990 esce dall’azienda che chiude i battenti nel 1995/96. Non conosce ciò che è accaduto dopo il 1990, può solo raccontare di come è nata l’iniziativa; tra l’altro pensa sia stato fatto un ottimo progetto che, nella sua tecnica giudica ancora insuperato. Tuttavia le iniziative hanno successo o meno a seconda degli uomini che le gestiscono; il punto focale è sempre l’uomo: se ci sono le capacità per gestire, l’iniziativa può avere successo, ma se mancano le capacità … l’insuccesso è quasi assicurato.

GIOTTO BIZZARRINI porta la sua testimonianza di ingegnere-artigiano ritenendosi fortunato di essere venuto a Maranello ai tempi di Enzo Ferrari e poi di avere insegnato all’Università. Afferma con sicurezza che oggi esiste un’esigenza, una richiesta,come quelle del passato nella quale si é subito “riciclato”. Attualmente realizza dei prototipi, per la Svezia. Si tratta sempre di realizzazioni artigianali in carbonio, alluminio, ma tutte tecnologicamente avanzate, nella ricerca del nuovo con lo stesso spirito del Pianeta Modena. Tra l’altro li realizza personalmente, trattando anche le parti in carbonio, con l’aiuto della moglie.
Avendo insegnato all’Università, i suoi giovani studenti, lo hanno “obbligato” ad usare il computer e tutte le più moderne tecnologie facendo esperienza con tutti i programmi di calcolo e simulazione, adattandoli direttamente alle sue esigenze costruttive.
Ora si ritrova con una decina di ragazzi, periti industriali e anche ingegneri, che costituiscono una nuova primavera dell’auto. Tutto però va visto sotto quest’aspetto: bisogna accettare ciò che la cosiddetta “modernità” ci offre, utilizzandola al meglio, senza scordare quelle che sono le basi: le capacità e le esperienze artigianali. E’ questo il suggerimento che rivolge agli innumerevoli artigiani in sala. Afferma poi che a Modena non ci sono limiti: si può fare tutto ciò che serve per realizzare una GT tecnologica. Conseguenza della globalizzazione è che, ancora non si da il giusto risalto al fatto che Modena è la Capitale delle GT.

ANTONIO FERREIRA DE’ ALMEIDA tocca il tema fondamentale del marketing attraverso le nuove tecnologie. Scusandosi per il suo italiano (ottimo a tutti gli effetti) fa una parentesi ancora sull’ elettronica affermando che i modenesi devono oggi guardare al futuro e non solo appoggiarsi al passato. L’elettronica oggi fa parte del presente e noi, costruttori italiani, già ci rivolgiamo per diverse componenti ai tedeschi, agli americani, ai giapponesi, ecc. Occorre soprattutto proporre sul mercato dei prodotti avanzati che offrano al cliente l’emozione di un prodotto che è esattamente la continuazione di quello che ha avuto tanto successo nel passato. Le emozioni oggi si possono ritrovare anche su una GT tecnologica. La Maserati produce un coupè che da sempre delle grandi emozioni a chiunque la guidi.
Pensa che internet sia un mezzo di comunicazione fantastico, che sicuramente fa già parte della vita di ciascuno di noi, però la vendita di una vettura esclusiva come una Ferrari, una Maserati, una Lamborghini, una Pagani, ecc. non crede si possa realizzare tramite internet. Crede che il potenziale cliente abbia sempre la necessità di andare dal concessionario, salire, sedersi sulla vettura, toccare con mano i materiali, scendere e vedere direttamente tutti i particolari della sua vettura.
Il motivo che spinge all’acquisto di una Maserati, piuttosto che non una Porsche o una Jaguar si ritrova nella maggiore esclusività, nella grande tradizione modenese ed in tutto ciò si traduce in una più grande emozione che, unitamente alla tecnologia di oggi, valorizza ancor più questi grandi marchi dall’illustre passato.

TOM TJAARDA (designer) dichiara di essere sempre molto emozionato, ogni volta che torna a Modena. L’esperienza che ho avuto con De Tomaso ai tempi della Pantera ed altre successive, sono sempre state esperienze notevoli, perché come stilista ha avuto l’opportunità di lavorare con clienti, in questo caso davvero esclusivi. Modena è sempre comunque una grande fonte d’ispirazione per disegnare le auto, proprio per questa grande passione che fa parte integrante dell’ambiente stesso.

MARCO BALDI (Associazione Autorestauratori Modena”) Inizia presentando l’Associazione, nata da circa un anno. E’ composta da un gruppo di artigiani specializzati ognuno in un campo specifico. In pratica, perché è nata quest’associazione? L’Associazione e’ nata dalla consapevolezza che i piccoli artigiani, pur realizzando sempre dei prodotti di qualità, per godere ancora di un certo interessamento da parte delle case automobilistiche, era necessario unissero le loro forze, organizzandosi così al meglio, aumentando e certificando la qualità dei loro prodotti e delle loro prestazioni professionali. Parla poi di un Corso Professionale di Prototipistica di Carrozzeria, che si svolgerà a Bomporto, patrocinato dal Comune, dall’ECIPAR e dalla ProtAuto. Si tratta di un corso professionale, richiesto dalle case automobilistiche Lamborghini, Pagani e De Tomaso, presso le quali i ragazzi svolgeranno gli stages finali del corso. Si tratta di un corso nato dall’esigenza di colmare un vuoto professionale: la figura del tecnico artigiano, che opera nel reparto esperienza prototipi.

MARCELLO SABBATINI dichiara subito che pur non essendo modenese si sente a casa. All’epoca di Enzo Ferrari era solo un piccolo cronista oggi è soddisfatto di avere ascoltato dall’ ing. Bizzarrini che a Modena si può ancora fare qualsiasi cosa. Ma l’ambiente è comunque molto cambiato: senza voler essere pessimista il futuro commenta con la sua solita verve la notizia che i meccanici Ferrari devono andare in palestra e fare una dieta e ripensa ai vecchi meccanici Ferrari, tutte buone forchette. Nonostante tutto sia cambiato afferma che Modena ha il piacere del ricordo ed i ricordi del passato sono sempre molto importanti, soprattutto per evitare di ripetere gli errori. Si dice terrorizzato dal fatto di non vedere in sala i tecnici del futuro e giustamente ritiene che il Pianeta Modena non stia perdendo i suoi tecnici, perché non basta la scheda anagrafica del Comune … altrimenti lui sarebbe il meno titolato a parlare, anche se la sua vita professionale è nata e si è sviluppata tutta qu a Modena. Ecco perché crede sempre che il Pianeta Modena sia importante. Vorrebbe solo che fosse riscoperto il vero valore di Modena che chiunque di noi ben conosce.
Esattamente 35 anni fa, realizzava la sua prima copertina di AutoSprint, e ricorda che, in un articolo del “Tunnel” che, ora posso dirlo, già all’epoca era opera dell’ amico Franco Gozzi, si parlava di Mike Parkes: questo inglese, tecnico e pilota Ferrari, dalle abitudini e dai gusti più modenesi degli stessi modenesi.
Conclude ricordando che il Commendator Ferrari, non gradì una certa pubblicità che ritraeva, all’epoca, un signore texano che, nel fine settimana, caricava sul suo pick-up una Ferrari Sport prototipo, per andare su un circuito americano a divertirsi. In realtà tutto ciò era già un’esaltazione del mito Ferrari: l’uomo che, dopo una settimana di lavoro, si diverte con la sua Ferrari.

LUIGI MARMIROLI (conclusione)
La maggioranza degli interventi sembra portare a considerare il tempo del Pianeta Modena al momento stabile con tendenza al bello. Ringrazia tutti gli intervenuti che con la loro presenza hanno dato un contributo alla visibilità del Pianeta Modena.

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