Disegno di carrozzeriaFerrariProgettazione e design manuale

ESAMI 2012-13 DISEGNO DI CARROZZERIA – Sempre sul tema “Scaglietti”, ecco la Ferrari 520 SC

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FACOLTÀ DI INGEGNERIA “ENZO FERRARI” CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN INGEGNERIA DEL VEICOLO
CORSO DI “DISEGNO DI CARROZZERIA E COMPONENTI”
DOCENTE:
Prof. Fabrizio FERRARI
STUDENTI:
Alessandro Chianchiano, Enrico Sasso, Marco Zecchetto, de Saint Jean Ghislain
ANNO ACCADEMICO 2011-2012
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1 Introduzione Conosciuta in tutto il mondo per il mito delle sue vittorie, Ferrari è da oltre sessant’anni la più prestigiosa fabbrica d’automobili ad oggi esistente. Numerosissimi sono i modelli finora presentati dalla casa modenese, ognuno caratterizzato dalle proprie innovazioni tecniche e stilistiche. Tutto ciò mantenendo sempre il cosiddetto “family feeling” Ferrari, fondamentale per il riconoscimento di questo glorioso marchio italiano. Questo progetto nasce dalla volontà di concepire una nuova ipotetica vettura stradale da dedicare a Sergio Scaglietti, storico carrozziere Ferrari recentemente scomparso, “designer” di alcuni dei più bei modelli mai realizzati dalla fabbrica di Maranello. La progettazione si è comunque basata su un modello già esistente, la “250 Le Mans” del 1964, con lo scopo finale di idearne un’evoluzione che ne rispecchi le caratteristiche stilistiche, sportive ed eleganti allo stesso tempo. Quest’auto fu già un’evoluzione della “250” e venne creata proprio al fine di correre la famosa competizione francese. Lo fece nel 1965, cogliendo una storica vittoria con la Scuderia N.A.R.T. . Da sottolineare che fu costretta a iscriversi alla categoria prototipi e non come da “progetto iniziale” tra le GT a causa della sue caratteristiche estremamente sportive! Il nome pensato per questo nuovo modello è “520 SC”: esso fa riferimento alla cilindrata unitaria prevista per il motore dodici cilindri che si pensa lo possa equipaggiare, rispettando così la tradizione Ferrari sulle denominazioni di numerosi modelli del passato, compresa proprio la stessa “250”.
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La sigla “SC”, invece, è l’acronimo di “Scaglietti Curve”: in particolare il secondo termine si riferisce alla linea guida generale seguita per l’intero disegno della carrozzeria, caratterizzata proprio dalla sinuosità delle sue forme. Il punto di partenza del progetto consistite in un “layout” preimpostato su cui lavorare per la progettazione della nuova vettura. Su tale “piattaforma” sono presenti gli ingombri di massima del motore, dei gruppi sospensione anteriori e posteriori e della sezione longitudinale del serbatoio, la posizione della pedaliera e del volante e la dimensione delle ruote.

2 Successivamente si sono sviluppate tutte le scelte tecniche e stilistiche, con la necessità di rispettare tutte le normative previste per l’omologazione dei veicoli appartenenti a questa categoria, che descriveremo meglio in seguito.
3 Stesura del Piano di Forma Per sviluppare completamente (o quasi) la carrozzeria di questo nuovo modello si è proceduto con la realizzazione di vari disegni bidimensionali, opportunamente correlati tra loro, sulla base del layout fornito. Grazie a fogli di carta millimetrata si sono disegnate le quattro viste principali: profilo, pianta, semiprospetti anteriore e posteriore. Si è partiti dal profilo, in quanto è la vista che più rispecchia meglio l’aspetto globale di ogni automobile. Poi si è passati a disegnare la pianta. Queste due viste fissano la maggior parte delle quote fondamentali dell’auto. Dopo numerosi aggiustamenti stilistici e progettuali si sono realizzati i due prospetti. Essi consentono di definire molto bene le posizioni di numerosi elementi caratteristici di qualsiasi automobile, come ad esempio i fari, gli scarichi, le prese d’aria, … . Per avere un’idea più precisa sull’aspetto finale della vettura, ognuna di queste fasi descritte è affiancata dalla realizzazione di viste prospettiche -•• “bozzetti”, in formato ridotto, dell’auto desiderata. In questo modo i dettagli di difficile rappresentazione bidimensionale diventano più facili da interpretare. Ultimate le proiezioni principali si è passati alla tracciatura delle sezioni trasversali, sia sul profilo (ribaltate di 90°) sia sui prospetti. Per chiarire ancora meglio l’andamento della carrozzeria si sono disegnate anche alcune sezioni assiali, soprattutto nella parte superiore alla “linea di cintura” (definita dal contorno inferiore del finestrino laterale). Si è deciso di non tracciare, invece, le sezioni longitudinali, in quanto tutte le informazioni necessarie sono già contenute nelle precedenti. Ogni sezione è definita generalmente a una distanza di venti centimetri sia dalla precedente sia dalla successiva. Nelle zone in cui sono presenti dettagli particolari si è scelto di costruire qualche sezione aggiuntiva, come accade per lo sbalzo anteriore e per la zona dove c’è la presa d’aria dei radiatori posteriori.
4 Stile delle forme della carrozzeria Date le forme molto particolari del modello originale, anche in questa evoluzione è perseguito uno stile caratteristico. In particolare il tema stilistico dominante la vettura è la sinuosità delle sue forme. Sono presenti infatti “gobbe” molto vistose e accentuate in corrispondenza dei passaruota anteriori e posteriori. Tutte queste sono ben collegate con le parti di carrozzeria circostanti, costruite seguendo il più possibile “linee guida” che vogliono riprendere al massimo questa caratteristica. Nello studio del profilo della vettura si è cercato di ottimizzarne anche il comportamento aerodinamico, predisponendo “canalizzazioni” per i flussi d’aria grazie proprio a particolari forme della carrozzeria. In particolare si notano molto bene i due “canali” ricavati dalla parte superiore della portiera, dal tettuccio e dalle “gobbe” posteriori. Questa filosofia è ripresa in molti componenti dell’intera automobile, come per le varie prese d’aria e per la zona posteriore finale. Tutti questi sforzi per poter “accordare” al meglio forme e sinuosità della vettura sono condizionati (ma anche “stimolati”) dalla necessità di sviluppare ogni soluzione su un layout ben definito. Il risultato finale desiderato è la creazione di un’auto estremamente sportiva, proprio come lo era il modello originale del 1964.
5 Scelte tecnico-••progettuali Serbatoio Dato che l’ingombro longitudinale è fissato nel layout (come si vede nella vista di fianco), si è scelta la sezione longitudinale quasi coincidente con lo stesso, mentre la larghezza trasversale è calcolata semplicemente come quella necessaria per garantire una capacità di cento litri complessivi, assunta arbitrariamente in quanto sufficiente per una vettura sportiva di questa gamma. Con queste specifiche non si hanno problemi di ingombri all’interno del layout visto che il serbatoio si trova compreso tra i sedili e la “barra antifiamma” che divide l’abitacolo dal motore. Radiatori di raffreddamento Gli unici radiatori presenti sono quelli necessari per il raffreddamento del motore. Si è scelto di porne due di uguali dimensioni, a sezione rettangolare, ai lati del motore per rispettare gli ingombri previsti nel layout. Sono posti posteriormente e inclinati rispetto sia alla verticale sia all’orizzontale, compresi tra motore e griglie di sfogo posteriori, per far confluire la maggior portata d’aria possibile verso l’esterno. Le dimensioni dell’area “bagnata” complessiva dei due elementi sono stimate approssimativamente per garantire una buona efficienza termofluidodinamica. Per un dimensionamento più accurato sarebbero necessari studi fluidodinamici più approfonditi (magari da effettuare successivamente a questo progetto preliminare). Ogni radiatore è “alimentato” da un flusso d’aria incanalato attraverso le prese d’aria poste nella zona superiore della carrozzeria posteriore, come vedremo meglio nel rispettivo paragrafo. -•• Area superficiale per singolo radiatore = 1125 cm2 , Spessore = 45 mm Prese d’aria e relativi sfoghi Per assicurare una corretta alimentazione del motore e un’ottima efficienza dei freni, tali elementi sono fondamentali in una vettura di questa categoria. Non ci si è limitati, comunque, a predisporre “canali di flusso” solo sulla base della portata d’aria necessaria, ma si è provato a ideare soluzioni esteticamente creative quanto efficaci. Il modello del 1964 è servito per prendere spunto, ma le linee e le forme sono molto caratteristiche di questa nuova vettura, come meglio si capirà in seguito.
6 Partendo dalla zona anteriore dell’auto, la prese d’aria frontale riprende la forma tondeggiante e allungata della vettura originale ma è più lunga e leggermente più “squadrata” a formare degli spigoli (comunque non troppo pronunciati). Tale dimensionamento, perciò, non è dovuto a necessità tecniche ma esclusivamente stilistiche. Le estremità laterali tendono a rientrare leggermente nella carrozzeria, per creare un forma innovativa che è ripresa in più punti diversi della vettura. Sono presenti, inoltre, due “strisce” di carrozzeria dalla forma particolare che dividono la presa d’aria in tre zone: quella centrale è dedicata al filtro dell’aria d’aspirazione del motore, mentre le due parti laterali servono per il raffreddamento dei freni. I freni anteriori non sono provvisti di sfoghi posteriori visto che il raffreddamento è ben controllato come già visto. D’altra parte sono presenti due piccole “fossette” ricavate dagli spigoli superiori del cofano anteriore, con evidente richiamo a quelle presenti nel modello originale. Il loro stile è lo stesso accennato nel paragrafo precedente e il loro scopo è semplicemente quello di favorire la ventilazione dell’abitacolo, attraverso le classiche “bocchette” interne. In caso dovessero dare problemi di resistenza aerodinamica troppo elevata si può pensare di “tapparle”, in modo tale da renderle esclusivamente un abbellimento estetico dell’auto. Spostandosi verso la zona posteriore dell’auto, si è scelto di dividere le prese d’aria per i freni posteriori e per i radiatori del motore. Le prime sono ricavate appena prima delle ruote grazie alla graduale rastremazione della portiera (che quindi è più esterna nella parte anteriore rispetto a quella posteriore). La forma della sezione d’ingresso segue lo stile dell’intera vettura. Le seconde, invece, sono ricavate sulla carrozzeria superiore, ancora grazie ad una superficie che rientra sotto un’altra che “nasce” in quel punto sviluppandosi verso il posteriore. Sono posizionate longitudinalmente sotto il tettuccio, così da essere nascoste nella vista in pianta. Esse sfruttano i flussi d’aria provenienti dall’anteriore grazie alle due “canalizzazioni” opportunamente ricavate dalle gobbe anteriori e sulle parti superiori delle portiere. I relativi sfoghi sono ben visibili nella vista di prospetto posteriore. Sono tre: due posti lateralmente all’interno della carrozzeria e uno centrale ottenuto sfruttando la geometria del diffusore. Il loro posizionamento è funzione dello stile estetico dell’intera vista posteriore.
7 Posizionamento di Oscar e angoli di visibilità Uno degli aspetti più delicati all’inizio della progettazione riguarda la scelta del posizionamento del manichino regolamentare “Oscar”. Si è utilizzato il modello “cinquanta percentile” che riproduce il fisico di un uomo alto 1,78 m. Il modello è munito di casco integrale al fine di tenere in considerazione la possibilità che una persona di altezza maggiore (approssimativamente superiore di 3-••4 cm) possa montare a bordo di quest’auto. La procedura seguita per il posizionamento del “punto H”, definito dall’intersezione del piano mediano longitudinale della vettura con la retta perpendicolare allo stesso passante per il punto di giunzione tra busto e gambe del manichino, è quella definita dalla normativa. Vista la scelta di utilizzare il modello “più piccolo” di Oscar, sono resi totalmente liberi gli scostamenti longitudinali e verticali del sedile di guida. Si sono fissati, perciò, uno scostamento verticale di 2 cm e uno scostamento longitudinale di 8 cm. La posizione del punto H deve essere quella mediana riferita a queste due grandezze (coincidente perciò con il centro del rettangolo da esse descritto). Il punto H si trova così a 1235 mm dall’asse delle ruote anteriori e a 300 mm da terra. Di conseguenza l’ipotetico occhio di Oscar, con un’inclinazione del busto rispetto alla verticale di 28,4 °, si trova ad un’altezza di 950 mm da terra. Tra il fondoschiena di Oscar e il fondo vettura ci sono circa 100 mm, in genere non sufficienti per montare sull’auto un sedile con imbottitura tradizionale ma adatti solo per alloggiare un sedile “a guscio”. Vista la natura sportiva dell’auto è una soluzione coerente. La carrozzeria che definisce l’abitacolo (principalmente montanti e curvano) deve essere tale da rispettare tutti gli angoli di visibilità. Si sono ottenuti i seguenti angoli: nella vista in pianta sono di 20,4° dalla parte del pilota e di 78,3 ° dall’altra, mentre dell’angolo longitudinale si parlerà nel successivo paragrafo. Finestrini e parabrezza La conformazione dei finestrini è soggetta a numerose valutazioni e scelte. Dalla vista di profilo si nota l’ampia superficie vetrata dedicata ai finestrini laterali. In questo modo è assicurata un’ampia visibilità al pilota. Il meccanismo di apertura e chiusura ipotizzato prevede il classico spostamento in direzione verticale (su e giù). Sono necessari evidentemente due vani all’interno della carrozzeria della portiera (uno a destra e uno a sinistra) per consentire la discesa dei finestrini e opportune guide laterali con curvatura costante (per evitare il bloccaggio del finestrino durante le manovre di movimentazione). Non è prevista la presenza dei “bordi portiera” superiori. I finestrini vanno a chiudersi, quindi, direttamente sul bordo laterale del tetto. Posteriormente, invece, i finestrini sono direttamente collegati al finestrino posteriore, presente anche nel modello originale ma modificato nella sua forma. Il passaggio dai finestrini laterali a quello posteriore prevede
8 un effetto ottico di progressivo “oscuramento”, grazie a patine polimeriche apposite da applicare internamente. La parte centrale del finestrino posteriore presenta una leggera curvatura, con un bordo d’attacco superiore rettilineo sul tetto e uno inferiore sulla carrozzeria leggermente incurvato. Essa non è oscurata per consentire una migliore visibilità posteriore al pilota (anche se nelle normative non è prevista nessuna restrizione particolare in merito). Per collegare la parte centrale del finestrino posteriore alle zone laterali sono presenti due “appendici” dalla forma caratteristica. Sono costruite in vetro nelle rispettive parti esterne e in lamiera nelle zone interne di collegamento col finestrino posteriore. La loro presenza è dettata da un inconveniente “stilistico” sorto durante la progettazione. Con le caratteristiche delle forme principali sopra elencate, nella vista di fianco veniva a crearsi un’apertura tramite la quale “si vedeva attraverso” l’intera automobile. Nella vista in pianta, inoltre, il finestrino posteriore sporgeva leggermente dal tettuccio superiore. Stilisticamente si riteneva che fossero aspetti da migliorare e così si è pensato ad un leggero arretramento della parte centrale del finestrino e all’installazione di queste due “pinne”. Le soluzioni descritte sono meglio visualizzabili sia nelle proiezioni sia nella vista prospettica della vettura. Esse non sono tecnologicamente troppo impegnative da realizzare, visto che comunque erano già presenti in altri modelli Ferrari del passato (es. F40 del 1987). Passando al parabrezza, infine, la prima scelta tecnica da prendere è quella relativa all’altezza del “curvano”. Essa influenza notevolmente la visibilità del pilota. In questo modello è sempre presente un angolo di visibilità longitudinale al minimo pari a 7 ° rispetto all’orizzontale. Il suo andamento è evidentemente variabile in funzione della forma della carrozzeria della parte anteriore, specialmente in corrispondenza delle “gobbe” ricavate lateralmente per consentire l’installazione delle ruote e dei gruppi sospensioni e freni. La curvatura del parabrezza in corrispondenza del curvano è molto pronunciata, mentre è poco accentuata nell’attacco col tetto. Nella vista di profilo si nota anche la seconda curvatura, anch’essa non elevata. L’inclinazione e la sporgenza anteriore del tetto sono dettate sia da necessità stilistiche sia da obblighi imposti dalla normativa caratterizzante la prova di “crash test”. In una vettura di questo tipo, infatti, l’altezza massima dell’auto non può certo superare il metro e trenta centimetri, ma tale costrizione rende quasi obbligata la scelta riguardante l’inclinazione del parabrezza. D’altra parte, esso non può essere troppo inclinato, altrimenti “Oscar” andrebbe a impattarci contro prima di arrivare alla zona del volante (come previsto dalla normativa). Dopo aver valutato tutto ciò si è deciso di porre il parabrezza inclinato di un angolo di circa 23 ° rispetto all’orizzontale in corrispondenza della linea di mezzeria longitudinale (quella che si vede nella vista di profilo). Il tutto concorre anche a garantire al pilota una buona abitabilità dell’abitacolo, sempre comunque considerando il carattere sportivo di questa vettura.
9 Tetto e tettuccio posteriore Questi elementi sono tra i più rappresentativi di questa vettura. Le loro forme, infatti, fanno molto riferimento a quelle che caratterizzavano il modello originale. Il profilo punta a conseguire un’elevata efficienza aerodinamica, seguendo una ben delineata curvatura che parte dall’attacco del parabrezza e prosegue idealmente fino all’estremità posteriore dell’intera vettura. Dalla vista in pianta si vede molto bene che il tetto principale prevede una nervatura centrale trasversalmente abbastanza larga e leggermente inclinata, che va a concludersi con una piccola feritoia all’altezza della parte centrale del finestrino posteriore. Essa serve per migliorare l’aerodinamica dell’auto (anche se ciò è tutto da verificare). Subito dopo questa è installato il tettuccio posteriore. Nella vettura originale la sua funzione era puramente estetica, mentre in questo nuovo modello è costruito in modo tale da contribuire anche all’aerodinamica dei flussi laterali posteriori dell’auto. Insieme alle appendici in vetro già descritte, infatti, va a delineare i due canali di flusso posteriori che portano aria alle prese d’aria dei radiatori del motore. Targa anteriore e posteriore Dato che sono elementi obbligatori per la circolazione stradale sono posizionate all’interno di opportune aree dedicate sulla carrozzeria, in posizione centrale sia davanti che dietro, come è ben visibile nei prospetti anteriore e posteriore. Quella posteriore si trova leggermente sopra il diffusore in posizione leggermente inclinata di circa 2° rispetto alla verticale ed è illuminata grazie a led posizionati lateralmente alla stessa, grazie a opportuni vani ricavati sulla carrozzeria. Apertura portiere, cofano anteriore e posteriore Le portiere mantengono le linee stilistiche dall’intera vettura. Sono fortemente rastremate verso l’interno nella loro parte posteriore per consentire di ricavare le prese d’aria dei freni posteriori. Non sono dotate di bordo superiore e l’apertura segue il movimento classico, cioè con asse di rotazione all’incirca perpendicolare al suolo. Il cofano anteriore, visto il posizionamento del motore al posteriore, funge da apertura per il bagagliaio. I cardini di apertura si trovano nella parte superiore del portello, sollevato grazie a un azionamento
10 pneumatico classico. Alle estremità del bordo superiore sono state ricavate due piccole aperture che fungono da prese d’aria per l’areazione dell’abitacolo. La loro conformazione è analoga a quella delle altre presenti nella vettura, con il portello che rientra leggermente sotto la carrozzeria circostante. Per il disegno del bordo inferiore si è dovuto rispettare la normativa per quanto riguarda l’altezza minima della zona deformabile anteriore della vettura a causa di un possibile urto, pari a 508 mm. Al posteriore si è scelto una modalità d’apertura radicalmente diversa. Il cofano posteriore si apre lungo una linea di contorno che comprende addirittura l’intero tettuccio, per poi attraversare i passaruota posteriori e terminare nella sezione posteriore finale, appena sotto la zona del portatarga. In questo modo viene sollevata tutta la parte superiore della carrozzeria posteriore, compresa la parte in vetro posta sopra la zona motore, leggermente più inclinata rispetto alla carrozzeria circostante, lasciando a vista l’intero motore, i gruppi sospensione, i radiatori, ecc . Quest’idea è ripresa praticamente inalterata dal modello originale. Pensando a un futuro modello evoluzione ancora più sportivo si è pensata la possibilità di far proseguire il vetro coprimotore fino a fine vettura, sempre con la stessa inclinazione. In questo modo può essere ricavato un profilo aerodinamico grazie al bordo superiore della carrozzeria retrostante. Il tutto per aumentare ancora di più l’efficienza aerodinamica. Terminali di scarico Di sezione circolare, sono due ed escono in corrispondenza dell’estremità posteriore dalla carrozzeria. Le aperture sono ricavate all’interno delle griglie degli sfoghi d’aria dei radiatori del motore. Tale soluzione conferisce un aspetto innovativo e accattivante al prospetto posteriore, a differenza del modello originale nel quale esso era abbastanza sobrio e spoglio. Nella vista di profilo si può notare che sporgono leggermente dalla carrozzeria e che sono “tagliati” con un angolo di circa 3° rispetto alla verticale.
11 Pneumatici, cerchi e freni La scelta dello pneumatico è quella tipicamente adottata negli ultimi modelli Ferrari. In particolare si pensa al primo equipaggiamento seguente: -•• anteriore: 255/35 R19 -•• posteriore: 295/35 R20 Per quanto riguarda i cerchi, sono in lega di alluminio-••silicio-••magnesio, realizzati tramite forgiatura, successivamente lavorati e trattati opportunamente. Il motivo estetico è realizzato secondo un tema che vuole abbinarsi al meglio con le linee di questo modello e con la tradizione Ferrari. La forma “a stella” è infatti un classico per le vetture di Maranello, abbellita sfruttando l’effetto ottico dato dalla doppia “colorazione” argento-••nero opaco. I freni, infine, come per gli pneumatici, sono scelti facendo riferimento alle ultime vetture prodotte dall’azienda modenese. In particolare sono montati freni “Brembo” in materiale carboceramico di dimensioni 398 x 38 mm (diametro x spessore) all’anteriore e 360 x 32 mm al posteriore, con pinze in alluminio rispettivamente a 6 e 4 pistoncini idraulici. Fanalatura Anteriormente è presente un unico elemento per parte contenente il gruppo ottico anabbagliante-••abbagliante standard, l’indicazione di direzione e l’indicatore di posizione. Quest’ultimo è realizzato mediante led. Non sono previsti i proiettori fendinebbia come nella maggior parte dei modelli Ferrari. Il posizionamento del gruppo ottico principale, in particolare per quel che riguarda l’altezza da terra, è influenzato dalla necessità di stare sopra la quota minima di 508 mm dettata dall’obbligo imposto per superare la prova di crash. Posteriormente la fanalatura è invece più complessa e raffinata. Due gruppi luci circolari di diverso diametro sono affiancati all’interno della zona tondeggiante superiore della carrozzeria, uno per parte ovviamente, disposti simmetricamente rispetto al piano medio verticale nel prospetto. Nella vista di fianco si notano le loro diverse sporgenze e forme longitudinali caratteristiche. Queste sono possibili grazie all’installazione di led per tutte le funzioni della fanaleria posteriore. Nel gruppo di dimensioni maggiori sono inserite le luci di posizione (esternamente) e gli indicatori di direzione, mentre in quello interno gli indicatori di frenata (esternamente) e di retromarcia. I due proiettori fendinebbia sono
12 alloggiati grazie a una superficie a “doppia goccia” ricavata in corrispondenza delle estremità laterali dell’estrattore. Estrattore posteriore La sua funzione è sia aerodinamica sia estetica come nella maggior parte dei modelli sportivi stradali prodotti dalle varie Case automobilistiche. L’influenza aerodinamica è comunque da verificare (tramite opportune simulazioni fluidodinamiche) in quanto sono da controllare la posizione del bordo d’attacco col fondo vettura, l’inclinazione longitudinale media e la stessa geometria del fondo piatto. E’ realizzato in polibutadiene nero. Oltre agli alloggiamenti laterali per i fari fendinebbia, centralmente comprende uno sfogo di forma trapezoidale per l’aria uscente dai radiatori del motore, a supporto delle due aperture laterali già descritte precedentemente. Le pareti verticali poste lungo la sua larghezza migliorano i flussi aerodinamici che lo attraversano, ostacolando il prematuro distacco di vena che sarebbe altrimenti inevitabile visto il grado d’apertura trasversale del diffusore stesso. Specchietti, tergicristalli, maniglie apertura portiere, bocchettone serbatoio Tutti questi elementi non presentano particolari novità tecniche. Gli specchietti e i tergicristalli si è scelto di non disegnarli nelle varie viste per rendere più chiara l’interpretazione delle linee della vettura e perché sono soggetti a normative dedicate non analizzate in questa fase preliminare. Gli specchietti (piegabili con controllo elettronico) saranno posizionati su una superficie triangolare ricavata appena davanti ai finestrini laterali. Questa soluzione è quella utilizzata su quasi tutte le automobili ad oggi in produzione, probabilmente perché è quella che assicura la maggior visibilità al pilota. In questo modello è però necessario controllare che tale visibilità non sia insufficiente a causa delle gobbe posteriori. In particolare il posizionamento di questi elementi deve essere molto accurato. La forma del loro profilo richiama lo stile seguito per tutta la vettura. I tergicristalli (due) sono montati ovviamente solo sul parabrezza anteriore. I loro cardini sono posizionati agli estremi del curvano, in modo tale che durante il loro funzionamento si “incrocino” opportunamente. Non seguono perciò lo
13 schema classico presente nella maggior parte delle vetture stradali. Si pensa poi alla possibilità da parte del cliente di scegliere al momento dell’acquisto se adottarne il controllo manuale o automatico tramite “sensori di poggia”. Per l’apertura delle portiere le maniglie hanno una forma che si accorda con le linee della carrozzeria laterale al fine di diminuire il più possibile il disturbo aerodinamico sui flussi d’aria laterali. Il meccanismo d’apertura è meccanico. Il bocchettone del serbatoio, infine, è posizionato sul lato sinistro dell’auto, appena dietro l’abitacolo, sulla zona di carrozzeria appena sotto la linea di cintura dedicata alla canalizzazione del flusso d’aria laterale verso il posteriore. Ha forma circolare e prevede un meccanismo d’apertura meccanico (grazie a un “click” con la mano). Stemmi Ferrari Insieme allo stile della carrozzeria, il “Cavallino Rampante” è la “firma” per eccellenza di ogni vettura di Maranello. Esso fu donato a Enzo Ferrari nel 1923 dalla famiglia di Francesco Baracca, storico aviatore romagnolo dell’esercito italiano morto in azione durante la prima guerra mondiale. In tutti i modelli sono presenti stemmi dello scudetto (rettangolari o a scudo) con fondo giallo e anche altri raffiguranti solo il cavallino. In questo modello si pensa di posizionare: -•• tre scudetti: uno rettangolare nella classica posizione centrale all’inizio del cofano anteriore, due a scudo lateralmente appena dopo i passaruota anteriori; -•• tre cavallini in colore argento: uno all’anteriore (sulla presa d’aria), uno al posteriore (sulla zona di carrozzeria curva superiore) e uno sulla zona di carrozzeria compresa tra il finestrino e il vetro-••motore posteriori, tutti centralmente ovviamente; -•• tre stemmi ricavati sulla carrozzeria stessa: due sulle maniglie delle portiere e uno sul bocchettone del serbatoio. Ulteriormente possono essere presenti altri quattro scudetti di forma circolare sui coprimozzi delle ruote nel caso in cui il fissaggio di quest’ultime sia assicurato tramite le classiche cinque viti. I vari stemmi non sono disegnati nelle varie proiezioni, viste la loro complessità e dimensioni ridotte. Ovviamente saranno presenti in più punti anche all’interno dell’abitacolo.
14 Dati tecnici principali Dimensioni principali Lunghezza 4050 mm Larghezza 1940 mm Altezza 1185 mm Passo 2560 mm Sbalzo anteriore 835 mm Sbalzo posteriore 680 mm Carreggiata anteriore 1590 mm Carreggiata posteriore 1590 mm Altezza minima da terra 120 mm Coordinate punto H: rispetto centroruote anteriori XH= 1235 mm rispetto suolo YH= 350 mm rispetto asse simmetria longitudinale ZH= 300 mm Inclinazione busto Oscar (rispetto alla verticale) 28.4° Coordinate occhio Oscar: rispetto centroruote anteriori XO= 1375 mm rispetto suolo YO= 350 mm rispetto asse simmetria longitudinale ZO= 950 mm Angolo visibilità longitudinale minimo 7° Angolo visibilità trasversale lato pilota minimo 20.4° Angolo visibilità trasversale lato passeggero minimo 78.3° Angolo d’attacco anteriore 12.3° Angolo d’attacco posteriore 12.4° Altezza linea di cintura (media) 790 mm Altezza minima curvano 765 mm Distanza minima curvano-••inizio vettura 975 mm Distanza minima finestrino posteriore-••fine vettura 1350 mm Altezza minima complesso ottico anteriore 585 mm Distanza interna complessi ottici anteriori 1120 mm Distanza massima complessi ottici anteriori 1730 mm Altezza minima gruppi ottici posteriori 650 mm Distanza minima gruppi ottici posteriori 1100 mm Distanza massima gruppi ottici posteriori 1660 mm Diametri gruppi ottici posteriori 170/120 mm Altezza minima fendinebbia posteriori 335 mm Distanza minima fendinebbia posteriori 1000 mm
15 Diametro fendinebbia posteriori 60 mm Altezza minima targa anteriore 190 mm Altezza minima targa posteriore 470 mm Altezza minima terminali di scarico 445 mm Diametro terminali di scarico 100 mm Pneumatici anteriori 255/35 R19 Pneumatici posteriori 295/35 R20 Capacità serbatoio 100 L Dimensioni radiatore motore (x2) 1125cm2*45mm Nel complesso questo modello è abbastanza compatto, causa e conseguenza del carattere sportivo che lo contraddistingue. La dimensione più significativa sotto questo aspetto è l’altezza complessiva della vettura, significativamente inferiore rispetto alla maggior parte dei modelli Ferrari meno “estremi” di questo. Evidentemente quindi non è sicuramente una vettura comoda da guidare, ma non si può considerare come una vettura sportiva pura da pista. L’idea di creare un’auto con queste caratteristiche è nata pensando alla natura estremamente sportiva del modello originale, come già accennato all’inizio della relazione. Quindi l’obiettivo sembra essere stato raggiunto. Motore Non scendendo in nessun particolare motoristico, si pensa all’adozione dell’ultimo motore ideato a Maranello e impiegato per la nuova F12 Berlinetta (sebbene non anteriormente). Questa scelta è fatta sempre per esaltare al massimo le performance sportive di questa vettura, anche se sono da verificarne gli ingombri per controllare se sia possibile installarlo su questo modello. Riportiamo di seguito le principali caratteristiche di questo propulsore. Cilindrata 6262 cm3 N. cilindri 12 Architettura 2 bancate a V 65° Potenza massima 740 cv Coppia massima 690 Nm Turbocompresso No Alimentazione Benzina
16 Bibliografia e sitografia -•• L. Acerbi, L. Greggio, “Ferrari 1947-••2007”, Giorgio Nada Editore -•• L. Acerbi, “Il nuovo tutto Ferrari”, Giorgio Nada Editore -•• Ferrari s.p.a (www.ferrari.com) -•• Sito ufficiale F12 Berlinetta (www.f12berlinetta.it) -•• Normativa generale autoveicoli

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